Art Direction Explained, At Last!

Art Direction Explained, At Last!
Steven Heller e Veronique Vienne
Laurence King
2009

Graphic Design: A User’s Manual
Adrian Shaughnessy
Laurence King
2009

Se nell’elenco dei buoni propositi per l’anno nuovo avete inserito “Diventare un bravo art director” oppure “Raggiungere la piena maturità come graphic designer”, beh, fortuna vuole che una stessa casa editrice, Laurence King, abbia pensato a come esaudire proprio i vostri desideri. Due libri due per due delle firme più autorevoli del Gotha dell’editoria di genere: Steven Heller, art director emerito nonché docente, storico e critico della comunicazione bla bla bla (il numero 1 insomma), e Adrian Shaughnessy, autodidatta ex direttore dello studio creativo Intro, oggi corteggiatissimo animatore del mondo della grafica internazionale e interstellare. Curiosamente entrambi i volumi sembrano essere l’approfondimento o il completamento di lavori precedenti. Sempre con Veronique Vienne, art director medagliata, Heller aveva già sfornato nel 2006 The Education of An Art Director, all’interno di un’eccellente collana da lui curata per Allworth Press, con copertina -guardacaso- del medesimo color azzurro di questo volume. A integrare quel suo antecedente specialistico perlopiù rivolto al mondo della docenza, Heller produce questo nuovo prontuario, di sicuro destinato ad un pubblico più vasto, studenti o professionisti che siano: un ruolo, quello dell’art director, e una disciplina difficilmente circoscrivibili in un solo ambito e in una trasmissione tradizionale del sapere (cosa fa veramente? e dove? e quando?). Rispetto al volume cugino, diversi sono qui il tono, divertito ironico scherzoso, e il taglio generale, colorato e ricco di esempi, test, glossari ed effetti speciali; e per stupirci ancor più, un capitolo in cui famosi art director sono stati invitati a raccontare il loro sguardo sul mestiere, “art dirigendo” le proprie pagine in totale libertà creativa, con effetto finale di grande varietà narrativa e visiva; anche se poi, a essere sinceri, la sezione che meglio rende l’idea delle scelte reali che competono all’art director è quella dove vengono suggerite, sulla base di casi studio selezionati, prospettive particolari e soluzioni operative a problemi concreti di tipografia, fotografia, illustrazione ecc. E con curiosa coincidenza cronologica, proprio nel 2006 Shaughnessy ci aveva invece deliziato con il più bel manuale degli ultimi anni sul come diventare un professionista della grafica, How To Be a Graphic Designer Without Losing Your Soul (che titolo, ragazzi...) chiedendoci di immaginarci designer dotati di pensiero indipendente, credenti nel ruolo positivo del design dal punto di vista culturale e sociale. A farcelo amare, una scrittura ricca di back stories, con l’umiltà di non voler fornire un dogma di regole assolute ma una guida pratica e, perché no, filosofica. Nel nuovo libro, sobriamente stampato a due colori e introdotto da Michael Bierut di Pentagram, il fido Adrian non cambia quel piacevole registro insieme confidenziale e pragmatico: ecco quindi un abecedario ragionato e pronto all’uso, che attraversa in lungo e in largo i più distanti territori della grafica, una sorta di manuale di sopravvivenza tra le complessità e i paradossi della professione. Per ogni lettera, un numero variabile di voci e un range tematico davvero trasversale: dalla A di Accessibilità alla Z di Zeitgeist, passando per la G di Gill Sans e la S di Salario. In effetti alla lettera I manca la voce Inspiration, ma sul dove scovare ispirazione riceverete così tante informazioni da rischiare di perdervi. Consigliatissimo!!! Insomma, non potevate scegliere un miglior momento per farvi un regalo. Anzi due.

txt Roberto Maria Clemente