Torino
Villino Kind, via Vincenzo Monti
Succede in alcune città. O forse in molte, a ben vedere. A me è capitato a Tallinn, a Glasgow, a Belgrado, a Utrecht. Al di là dal centro, in aree apparentemente marginali, in punti da cui una volta si vedeva la città poco distante e i campi tutt’intorno, dove strade secondarie puntano verso le colline o i boschi, succede che ti ritrovi a attraversare un incrocio di case curiose, spesso te ne accorgi da un lieve mutamento di colori o dalla stravaganza delle recinzioni. Fantastiche e eccentriche nel loro decoro, queste case hanno un’anima che difficilmente si adatta al contesto e perciò risultano sempre un po’ solitarie, misteriose, ma anche estroverse e affascinanti, come immaginiamo le persone che le hanno progettate, e ancor di più chi le ha abitate. Anche a Torino esiste un posto così, nella via dedicata al “traduttor de’ traduttori” Vincenzo Monti, a pochi passi dal ponte Isabella. È la casa-capolavoro (1904-1906) dell’architetto Michele Frapolli e a volerla per sé fu l’ingegnere Adolf Kind, il primo vero ski-enthusiast che la città abbia mai conosciuto.
txt Luca Ballarini, img Tommaso Buzzi